Week End Lunghi, Manifestazioni e “Andate a Lavorare”
Ieri mattina ero ad Amsterdam. Avevo fatto la prima serata del mio tour estero, e mi stavo godendo una colazione che sembrava uscita da Pinterest. I social veri invece (la mia bolla social, per la verità ) che ho aperto mentre mangiavo la granola con lo yogurt sentendomi migliore del prossimo mio erano, invece, in piena modalità bagno-di-realtà. Tutti in piazza, tutti disposti a mettere da parte per un giorno le proprie istanze personali per portare avanti una causa più grande.
Viste una dopo l’altra, le storie dei miei contatti e delle pagine di informazione che seguo e che riportavano di ora in ora foto sempre più scenografiche, sembravano la scena dei portali di Avengers - Endgame.
Ieri è stata la prima volta che il mio mondo vero, quello in cui facevo colazione, mi sembrava più aesthetic di quello social.
Vabbè ma mo che avete bloccato i binari che avete risolto? Mi sussurra all’orecchio la mia Boomer Interiore (tutti abbiamo un boomer interiore che ogni tanto ci fa comparire in testa pensieri che ci buttano avanti di tre caselle nel cerchio della vita, tipo “basta con questi QR Code voglio un menù di carta”. La mia boomer interiore si chiama Mariapiaga Spiegoni, rosica per i trasporti, digita usando il solo indice e sente un trasporto verso gli accessori “divertenti”).
“Mariapiaga” risponde la mia Intellettuale Interiore - Premio Satira Forte dei Marmi 2024 con un po’ di paternalismo sistemandosi la borsa di tela sulla spalla “il disagio è un effetto che rende visibile la protesta, e in un’epoca in cui i media tradizionali faticano a portare alla luce le contraddizioni della società esso unito alla viralità è il mezzo per dare evidenza delle istanze sociali nate dal basso”.
Allega a ciò il celebre articolo della giornalista che ringrazia gli italiani del loro supporto. Mariapiaga arriccia il naso sotto agli occhiali ✨sbarazzini✨.
A Mariapiaga la mia bolla social non piace.
Tutti noi vediamo quasi solo cose che confermano quello che già pensiamo, per questo tengo accesa la mia Mariapiaga. Lei clicca su articoli su cui la Me - Borsa Di Tela - Premio Satira Forte Dei Marmi non cliccherebbe mai, ed è così che mi ricordo che la polarizzazione noi intelligenti - gli altri scemi è una semplificazione creata per alimentare piattaforme gestite da miliardari che campano proprio sul fatto che la gente vuole litiga’ con gli sconosciuti, e che tutti si sentono i ribelli di un sistema accuratamente confezionato per loro dal loro algoritmo. Per questo le discussioni politiche sui social mi sembrano sempre la versione alfabetizzata di “arbitro cornuto”.*
A Mariapiaga comunque non frega niente delle istanze sociali dal basso, e mi fa presente che tutta ‘sta gente evidentemente può permettersi di saltare il lavoro perché altrimenti non stava là, sempre che un lavoro ce lo abbia. E mi mostra un titoletto che parla di “scioperi fatti per avere il week end lungo”, legato ad una serie di altri articoli che ridicolizzavano le manifestazioni e puntavano all’andare a lavorare.
“Andate a lavorare. Non perdete tempo. “
“Bella cazzata”. Chi ha parlato?
Dai meandri del mio subconscio emerge una figura bianchiccia con la faccia tirata, i capelli radi sulle tempie e che pesa dieci chili meno di me. È il Fantasma del Burnout Passato.
Non tutti lo hanno. Io ce l’ho perché ho avuto davvero il burn out. Quello di cui leggi i caroselli su LinkedIn. Circa dieci anni fa, ci ho messo un paio d’anni a venirne fuori. Ma il Fantasma del Burnout Passato esce quando serve.
E ha qualcosa da dire.
Perché io, questa cosa dell’ Andare A Lavorare Testa Bassa e non perdere tempo l’ho fatta. Una stellina, non lo raccomanderesti ad un amico.
Come Boxer ne La Fattoria Degli Animali, che rispondeva ad ogni riduzione di cibo e diritti con “lavorerò ancora più duro!”, noi abbiamo lavorato.
Nello specifico, quel “noi” formato da chi era sempre stato bravo e non aveva mai dato problemi; quelli con la testa sulle spalle, che era ovvio che prendessero nove e se prendevano otto bisognava dirgli qualcosa. Per i quali andare fuoricorso era una macchia indelebile (e un anno di tasse in più da pagare o far pagare alle famiglie).
Quei “noi” che hanno fatto due tesi, triennale e specialistica, col tirocinio gratuito tutte e due le volte così poi te lo ritrovi e magari ti offrono di restare.
“Lavorerò ancora più duro!” Dicevamo vedendo che c’era posto per uno solo ma eravamo due stagisti. “Lavorerò ancora più duro!” Quando grazie al tuo stipendio affittavi una stanza mentre chi non era andato via di casa per studiare ti chiedeva perché non andassi mai a sciare o in barca. “Lavorerò ancora più duro!” Quando sentivi di dover rimandare le visite mediche e le ricette scadevano. Solo che nel frattempo quelle ore diventavano nove, dieci, dodici al giorno. “Lavorerò ancora più duro!” Hanno detto decine di giovani medici mentre studiavano la notte e venivano mollati a tenere su con gli stecchini un sistema che li ammazza -letteralmente- di fatica.
Questa retorica dell’impegno ha un’enorme presa su chi era come me: grande voglia di dimostrare il proprio valore e una cecità congenita di fronte a chi ti sta palesemente riempiendo di balle per tenerti dove sei, perché tu stai lavorando duro, quindi chi potrebbe non vederlo?
“E invece non si vedeva, o se si vedeva non gliene fregava niente a nessuno, e c’era sempre qualche ragione per cui tu non avevi diritto a quella promozione o quel bando o quell’aumento perché alla fine facevi comodo lì, utile e invisibile.“
Dice il Fantasma del Burnout Passato mentre apre una confezione di cibo precotto perché non ha la forza di cucinarsi niente.
“Il risultato dell’Andate a Lavorare è una fetta di popolazione troppo esausta per occuparsi di qualunque cosa non sia sua diretta responsabilità. Inebetita dalla fatica di passare le sue giornate a mettere mille minuscole toppe a sistemi che non funzionano, e che se pretendi che funzionino sei viziato. Il premio del duro lavoro è altro duro lavoro. Ma l’aver lavorato duro non ti salverà dal collasso della civiltà.”
E cosa lo farà?
“Leggere, ascoltare, stare dieci minuti sullo stesso paragrafo senza scrollare, parlare con la gente, avere una passione o una causa, il Teatro. Ma io sono troppo stanca” dice, accendendo un programma “per staccare la testa” anche se si era ripromessa di leggere. Nella luce acquosina della TV, galleggiano vecchie glorie che si sfidano a raggiungere la cima di una collina di foglie secche saltando su delle caramelle gommose giganti messe a disposizione dagli sponsor.
Mariapiaga osserva che dovrebbe fare un bel concorso, e il Fantasma del Burnout Passato risponde con un rutto.
Mentre guardo il Fantasma del Burnout Passato che mangia lentamente una fettina panata scongelata rapidamente da Mariapiaga, penso al fatto che era tanto tempo che non sentivo persone della mia età votarsi con entusiasmo ad una causa.
Il fatto che ad un certo punto io abbia letto “c’è questo gruppo che si sta imbarcando per portare aiuti” sembrava quasi irreale. Mentre tutti tornavamo dalle vacanza gente vera si è messa su una barca vera con il rischio di subire un arresto vero.
No, non mi piace tutto quello che mi arriva su questo tema dai social: l’insopprimibile desiderio di essere il bambino che segna i buoni e i cattivi alla lavagna, per esempio, derivante dalla necessità di rendere ogni cosa, anche una causa pubblica, motivo per parlare di sé stessi e di quanto si è più bravi degli altri. Il Talent Show della bontà. La voglia di far cambiare idea agli altri tramite il raffinato sistema della rissa (su questo in realtà alzo le mani perché capisco la sensazione di voler asfaltare socialmediamente qualcuno).
Onestamente sono pochi i profili che mi abbiano davvero aiutata a seguire la faccenda. Tutte le informazioni utili le ho avute o da testate e giornalisti che seguo, o da profili dedicati, o dalla mia amica G., il mio riferimento local per la cittadinanza attiva.
Ma che tutta questa partecipazione venga sminuita in nome di un perenne richiamo al produrre e stare al proprio posto mi piace ancora meno.
Magari sai che c’è, anche il più performativo dei contenuti può avere il diritto alla ipotesi di buona fede.
Per esempio, mi fanno sempre un po’ specie quelli che ci tengono a dire a tutti che “ora che hanno figli si sentono spaventati per il mondo”, perché mi stupisce che nessuna delle persone già presenti sul pianeta fosse mai stata sufficiente per sbloccargli la libreria “empatia” nel software. Però i social sono fatti anche per dire come ci si sente no? Quindi forse hanno fatto comunque bene a farlo.
Forse hanno ispirato qualcuno a uscire di casa.
Forse no.
Non lo so. Sia io che voi stiamo vedendo tutto questo da uno schermino luminoso in cui speriamo di avere ragione.
Ma il Fantasma del Burnout Passato mi ha insegnato che raramente chi ti ricorda che ti devi massacrare di lavoro allo scopo di avere la sua approvazione ha a cuore il tuo bene.
* Se questo tema vi appassiona, consiglio questo articolo di Francesco Lancia che però ve lo dico eh è lungo e va letto con calma.



Bellissima analisi, non so dove tu viva stabilmente, ma da quando sono all'estero (io a Bruxelles da 7 anni) mi sono resa conto di quanto l'italiano medio sia - suo malgrado - incattivito dallo stress, da tutte le infinite difficoltà e rogne quotidiane. Poi ci saranno ovviamente "I Lavoratori" che ci crederebbero anche se avessero una vita molto più liscia, ma sono convinta che più del 50% la sia così come racconti tu.
Ricordo ancora il rancore misto a disgusto che avevo i primi mesi qui: la sensazione era semplicemente di essere stati trattati costantemente per fessi in Italia.
"Guarda che all'estero gli stipendi non bastano perché i costi sono più alti eh!",
"Guarda che devi accettare tutto e poi darà i suoi frutti!",
"Guarda che solo in Italia hai questo stile di vita, fuori te lo sogni".
Avrei voluto tanto sognarmi di pagare le visite mediche al massimo 70€ (da cui sottrarre i rimborsi dell'assicurazione, che costa al massimo 30€ al mese) invece di 130€ (senza rimborsi e magari anche senza fattura, signora mia, se no sono 150). Eppure, questo è quello che vivo ora, mi ritengo fortunata ad essere scampata all'Italia.
Conoscendomi, e riconoscendomi anche molto nella tua descrizione, ho il sincero timore che non sarei riuscita a svegliarmi e non so veramente la mia salute mentale che fine avrebbe fatto.
Anch'io la pensavo così riguardo alle manifestazioni quando ero in Italia. Ora vedo quanto impegnati sono i belgi sia per questa causa che anche per questioni locali e mi commuovo.
Per anni ho detto ai miei studenti, rispetto alle situazioni più varie, locali o globali: "ma queste cose che accadono vanno bene? Ma non vi incazzate mai? Ma il mondo fatto a questo modo vi va bene?" Questa domanda, stavolta fatta dal professore agli studenti "non ha mai avuto una risposta chiara" (Antonello Venditti). Ora forse comincia ad averne una. E non sarò certo io a chiedere silenzio.